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THOMAS CAPASSO: I SEGRETI DI UN FOTOGRAFO CON 45 ANNI DI ESPERIENZA

Thomas Capasso è un fotografo venezuelano che abita a La Spezia ed è specializzato in ritratti, una passione tramandata per generazioni di padre in figlio. In questa intervista ci racconta la sua carriera da fotografo professionista e la sua esperienza con la nuovissima mirrorless Fujifilm GFX 100S, che ha potuto testare durante un set fotografico realizzato in parte in studio e in parte all’aperto.


Io sono figlio di un fotografo, e anche mio nonno lo era. Considerando anche i miei due figli, ci sono in totale quattro generazioni di fotografi nella mia famiglia. Grazie alla passione che mi è stata trasmessa da mio padre, ho iniziato a scattare fin da bambino. Avevo circa 8 anni quando mio padre mi fece usare la mia prima macchina fotografica, una Canon FTB, all’epoca ritraevo principalmente paesaggi, un rito di passaggio per quasi tutti i fotografi. Con il passare del tempo mi sono appassionato alla ritrattistica in cui mi sono successivamente specializzato. Ho studiato e ricercato tecniche nuove attraverso i libri di testo e la supervisione di mio padre e a quindici anni ho avuto la mia prima grande soddisfazione: partecipai a un concorso fotografico e lo vinsi.


Successivamente, ho vinto molti altri concorsi ed a 35 anni ho aperto il mio studio fotografico. Oggi insegno fotografia a tutti i livelli e organizzo anche vari workshop. Nel tempo mi sono appassionato sempre di più ai ritratti e ho trovato il mio stile, che si può definire caravaggesco. Per me la luce è una grande fonte di ispirazione e mi piace giocare con lame di luci e chiaroscuri. Tengo infatti dei corsi di specializzazione sui ritratti e sull’uso delle luci e ho anche scritto un libro, intitolato Frammenti di luce. Inoltre, grazie ai miei studi continui, ho ricevuto molte altre soddisfazioni: le mie fotografie sono state pubblicate in vari editoriali stranieri e ho avuto l’onore di esporre i miei scatti in diverse mostre fotografiche.

 

 

Nel corso della mia vita ho utilizzato molte macchine fotografiche. Recentemente, grazie a Pietro Stilli, ho avuto l’occasione di provare una nuova macchina, la Fujifilm GFX 100S. Pietro è un mio amico e fotografo amatoriale di Trieste che viene spesso a trovarmi a La Spezia per affinare la tecnica del ritratto. L’ultimo progetto realizzato assieme a lui risale ad agosto 2021 ed è nato proprio con lo scopo di testare le potenzialità di questa nuova macchina. Abbiamo ritratto due modelle, Michela Triulzi e Martina Redivo e il set fotografico si è rivelato una grande soddisfazione, perché alla fine i nostri scatti sono stati pubblicati su un editoriale di moda australiana, Meruem.


Rispetto alla Canon che uso di solito per i ritratti, una full frame, la Fujifilm GFX 100S è una medio-formato e di conseguenza ha un sensore molto più grande e una definizione decisamente elevata. Quello che mi ha colpito più di tutto è la semplicità della macchina. È molto user-friendly, con dei menù estremamente intuitivi. Io ho usato la Fujifilm in manuale e devo dire che la macchina ha risposto in maniera più che positiva agli input che le ho dato. Inoltre, l’ottima nitidezza, luminosità e resa cromatica la rendono una macchina professionale a tutti gli effetti. Questa macchina mi ha permesso di ottenere delle foto, come piace a me definirle, “croccanti”.

Per testare la performance della macchina abbiamo scattato sia al chiuso, nel mio studio, sia all’esterno e in entrambi casi i risultati sono stati eccellenti. Pietro ha già raccontato nel dettaglio l’organizzazione del set fotografico al chiuso (LINK); io mi soffermerò su come abbiamo scattato all’aperto sull’isola Palmaria, vicino alle Cinque Terre. Si tratta di un’isola ricca di arbusti e con pochi alberi e perciò abbiamo scattato principalmente con la luce del sole diretta. Per fare ritratti all’aperto si possono sfruttare due tipi di luce: quella naturale, che varia in base all’ora della giornata, e quella artificiale, la quale viene in aiuto per smorzare la luce del sole e rendere le foto più omogenee. La luce artificiale può essere prodotta da un flash esterno posto su uno stativo oppure da un pannello riflettente: per questo progetto abbiamo utilizzato il flash.



A causa dell’incidenza della luce solare sul viso e sulla pelle, scattare all’esterno mette alla prova qualsiasi macchina. All’aperto non si può regolare la luce del sole come se fosse una lampada e di conseguenza si è esposti sia alla temperatura della luce solare, sia alla sua potenza. Questo può generare ombre pesanti e molto fastidiose, ma con l’ausilio del flash questo effetto viene mitigato e si riesce ad ottenere un ritratto più dolce e piacevole. Per evitare la luce del sole diretta, l’ideale sarebbe scattare all’ombra, ad esempio sotto un albero o dietro a un muretto, oppure quando è nuvoloso. Se si deve per forza fare delle foto di giorno sotto la luce del sole diretta, allora gli orari migliori per scattare ad agosto sono le 5 del pomeriggio o le 9.30 del mattino.


Tuttavia, è importante sottolineare che imparare a gestire la luce non è sufficiente per fare un bel ritratto. Innanzitutto, occorre leggere il manuale di istruzioni della macchina fotografica e questa è una raccomandazione che faccio a tutti coloro che frequentano i miei corsi. Per usare uno strumento lo devi prima di tutto conoscere. Inoltre, quello che cerco di insegnare ai miei allievi è che una fotografia deve trasmettere emozioni e raccontare una storia, non può essere apatica. Ai miei studenti dico sempre: “Perdete cinque minuti in più a regolare la macchina e cercate di ottenere una bella foto. La postproduzione deve essere soltanto la ciliegina sulla torta”.

 

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